mercoledì, 18 luglio 2007

non importa

domani la ripresa sul dax.... fantastico....guadagnati oggi 19 luglio circa 13.200 euro

ieri stavo per perdere la pazienza.....mercato hang seng su china stamattina vola

ieri la visione paradisiaca

comperati 590 più 70 su nasdaq...meraviglioso wall street..vai piano..acquisto 100 coca cola, 100 google, 150 nasdaq100, 50 nikkei....adesso basta...chiudo mercoledi...previsione gain 30.000 euro circa...oggi venerdi...vado short..120 luc.tecn e buy 150+270 yahoo, 25 alcatel...mercati un pò sali-scendi. non importa. chiudo metà posizioni, guadagno netto 11.700+15.500 euro -210 commissioni....fantastico...guadagno netto 26.990...beh che dire...vacanze in settembre forse lago levico oppure cesenatico.

eh si, son tornato, oggi 27 luglio 2007, ho trascorso alcuni giorni di tranquillità dopo l'acquazzone, però mi sa che riprenderà il caldone e sto pensando che anche il caldo è brutto, almeno col freddo ti puoi mettere 3 maglioni, ma il caldo cosa ti puoi levare, la pelle? sudate, appiccica tutto, non puoi viaggiare...e si, viaggiare è bello, anche farti solo 50 km. e andarti a bere un caffè, chiaccherare con qualche bella barista...però, le bariste o cameriere, che ragazze! mi sono sempre piaciute, così frizzanti...devo dire che io ho 100 sensi e riesco a capirle, questi esserini così sensibili, basta che dici una parola di traverso e loro percepiscono qualcosa che compromette il rapporto...beh che dire, a me piacciono. ore 9,30 sabato 4 agosto 07... le ragazze ancora in attesa partenza per rimini, suonano i testimoni di geova, mandati a quel paese///mattinata tranquilla, solo le campane della chiesa, bevo caffè e fumo sigari, ascolto l'inglese lingua un po' antipatica ma indispensabile, pomodori in frigo, oggi pasta, poco peperoncino dax

bellissimo STACCO di oggi (17 Agosto) sul Dax tedesco guadagnati in un attimo 57.230 euro

malgrado sia Venerdi 17 mi becco 57.230.....Dio,Dio, ti ringrazio

      Adesso mi sa tanto che darò il via a un cambiamento di rotta..sto pensando che è meglio inserire degli ordini di acquisto in automatico, gli "entry orders", almeno mi tolgo il gravoso impegno di rimanere incollato al computer, ok...vado a selezionare a casaccio quei titoli che costano poco. inserisco piccolissime quantità in scalare...ad esempio 5+5+5+5+5+5....senz'altro ancora qualche giorno si andrà al ribasso, così verranno HIT cioè toccati e inseriti in Open Positions...prendo alcuni piccoli: HSBC, Infineon, Lucent, Ford, Novell, Quest e Sun....benissimo.....ora faccio 10+10+10 sul mercato asiatico, faccio AMP Limited, Brambles, Coles, Investa, News Corp, Westpac, Westfield, Woolworth's, e ci metto un po' di bancari ANZ Bank, National Australian Bank e....basta! Ora vado con piccolissime quantità, sempre in inserimento automatico su mercati americani, anche se sono titoli mai fatti, però con poco si rischia poco, ok, start!....Glaxo, Siemens, Sap, Unilever, Alcoa, Apple, Boeing, Caterpillar, Amgen, Gillette, Intel, McDonalds, Sysco, Texas ins., Mark & S., ora basta, passo agli europei con pochissimo 2+2+2+2+2, così tanto per divertirmi, compero Alcatel, Bayer, France T., e per finire Prudential.....ora passo alle valute...no, no, delle valute ho paura, in passato ho perso un sacco di soldi sull'Euro/Dollaro, non mi fido...il mercato delle valute, per me, è uno dei mercati più difficili, insidiosi e vigliacchi che esistano, oltre a non capirci niente (non so come fanno gli altri a farlo!)...ok, per adesso basta, sto a guardare e attendo Settembre, oh SEPTEMBER MORE.....quale è questa canzone, forse di Sinatra, boh!?....

ftse per splinerFinalmente oggi chiudo 900 contratti sul Ftse e realizzo di nuovo un bel guadagno

900 moltiplicato per 200 fanno 180.000 euro incassati in 4 giorni....son proprio forte

 

sabato, 14 luglio 2007

...Le accarezzo i capelli e la fisso: Selvaggia è una stupenda diciassettenne, chiome lunghe e folte fino quasi al fondo schiena, ciocche a punte bionde, ispide e attorcigliate come la testa di Medusa. Fronte bombata, sopracciglia alte e delicate, occhi a fessura di taglio orientale ma chiari e grigi, di un colore cinereo che conferisce loro la trasparenza di uno sguardo adamantino. Naso dritto con bocca piccola e ben disegnata, labbra accese. Guance bianche e rosse, un collo lungo e altezzoso sulle spalle cadenti. Senza farsi pregare Selvaggia si libera in un lampo della veste: mette in mostra due tette piccole, distanziate, sode e rotonde come due mele, un pube delicato e soffice sotto la pancetta gonfia e rilasciata. Ha le gambe un po’ corte rispetto al tronco, sorrette da caviglie sottili. La pelle è liscia e dura come quella di una pastorella, profumata d’acqua di rose e al tatto fresca. Con il dito indice le tocco la punta del cuore e inizio a descrivere dei piccoli cerchi concentrici, che vanno man mano ampliandosi finché il polpastrello le sfiora il capezzolo, allora abbandono il cuore e scendo nel ventre a descrivere dei cerchi di raggio sempre più corto finché il dito si blocca nell’incavo ombelicale. Ripeto il percorso in senso inverso, dal centro dell’addome la spirale si espande, ritorna più volte su sé stessa, lambisce la peluria e quindi sale nel torace a tracciare l’altra spirale che, avvolgendosi sempre più stretta, ridiventa un punto sul cuore. Afferro Selvaggia e la rigiro prona tra i gambi dei fiori che la dominano alti nel prato. Con l’unghia scopro altre vie sinuose tra i deserti e le dune della sua schiena, dall’attaccatura dei capelli scendo la via maestra sulla cresta della colonna vertebrale, supero un piccolo altipiano ed entro nella fessura di una valle profonda. Selvaggia capisce al volo, si mette a quattro zampe, inarca la schiena e sporge il culetto d’oro. Strappo un ciuffo di ortiche e le sfioro le natiche con le spine urticanti, geme dal bruciore. Mentre la penetro per vas nefandum ho tuttavia in mente il giorno della sua vulva sanguinante, ferita lacera sulla buccia dorata d’una melagrana matura che nasconde al suo interno una miriade traslucida di chicchi vermigli, malsana dolcezza della caduta ov’ella assaggia il sapore amaro della condanna (Marca gioiosa et amorosa di Piero Favero).....era in groppa avanti a me e mentre scivolavo sopra la gonna a toccarle la passerina ella prontamente allontanava le mani. Siamo insieme da un mese ormai e Selvaggia non concede nulla di più che baci appassionati, non mi consente di andare oltre in nessun modo, né ha osato mai alzare i panni oltre le caviglie. Con me non esce mai da sola, è sempre accompagnata da un’amica o si muove categoricamente in gruppo. Anche per il Baldo, con la scusa dei briganti, viaggiamo in sei coppie più quattro uomini di scorta. Dopo essere saliti a ritroso lungo il corso dell’Adige abbiamo preso alloggio in un albergo ai piedi del Monte, e anche lì Selvaggia non ha voluto saperne di stare in camera con me, ha dormito in stanza con una sua amica. L’inverno è ancora rigido sebbene si sia già agli ultimi di Carnevale. Ieri verso sera ha nevicato, siamo usciti tutti dall’albergo a guardare incantati, era uno spettacolo talmente bello da non sembrare vero. Sul margine del bosco scendevano grossi fiocchi di neve, simili a batuffoli di cotone animati da un leggero turbinio che si scioglieva solo quando ciascun fiocco decideva di cadere per suo conto, senza ancora sapere dove. Velocemente il batuffolo scompariva nel manto immacolato che andava ricoprendo i rami degli abeti, i tronchi accatastati, i massi ed ogni altra cosa. I nostri piedi affondavano nel soffice, i fiocchi scendendo ci colpivano il viso e i capelli, e le ragazze aprivano le palme per riceverli. Vi fu qualcuno che lanciò a tradimento una palla di neve e da lì prese inizio una furiosa battaglia senza risparmio di colpi, finché fummo tutti bianchi come tanti pupazzi di neve. (Marca gioiosa et amorosa di Piero Favero)

Al risveglio il tempo è splendido, una giornata tersa, limpida e luminosa, l’ideale per una cavalcata nel bosco. Le altre giovani coppie non ne vogliono sapere, preferiscono starsene al caldo a scherzare e amoreggiare, rese fiduciose e audaci dalla lontananza dei genitori. A forza d’insistere, nel pomeriggio convinco Selvaggia a fare un giro nella neve in groppa al mio cavallo. Affrontiamo il versante orientale del Monte Baldo, una sorta di enorme colle allungato che sale acuminato lungo la dorsale, stretto tra l’Adige dalla nostra parte ed il braccio del Lago di Garda nel versante invisibile. Scoscesi pendii ovunque ricoperti di bosco comunicano l’impressione forte e solenne di una selvaggia vastità, speroni di roccia grigia perforano lo strato di pini mughi e, appena sotto, i dossi scendono ricoperti da zolle di piccoli cespugli olivastri. Ci addentriamo nella fascia di macchia tra le dense chiome degli arbusti di leccio, le cui foglie cuoiacee e lanceolate formano un manto continuo che ricopre fitto le colline. Ove la macchia si dirada, le querce caduche lanciano verso l’alto i loro rami spezzettati ed irti. Simile a un solitario monumento della natura, torreggia un cerro centenario dalla preziosa corteccia ruvida e solcata, ricercatissima per la concia delle pelli. Sulla neve inseguiamo le impronte degli animali tra i cespugli di bosso e pungitopo, per attraversare poi il sottobosco dei castagni così ricco di noccioli e di ginepri alti, scuri ed eretti come cipressi. Oltre i mille metri, macchie di vegetazione dalla sfumatura d’indaco trapassano di netto nel verde chiaro acceso, piacevolissimo contrasto di colori generato dai rami spogli dei faggi e dagli aghi sempreverdi degli abeti. Il cavallo s’inoltra al passo nel tempio dell’abete bianco tra la luce soffusa e le colonne di maestosi esemplari a candelabro, antichi giganti del bosco che sorreggono l’altissimo tetto di neve. Mentre avanziamo nella selva sul soffice tappeto d’erica e felci, una sensazione di pace, distacco e leggerezza si impadronisce di noi, nel profondissimo silenzio che ci circonda non posso che ringraziare Dio per averci fatto partecipi di tanta bellezza e, solo un’ombra offusca la mia gioia... ancora sì, vorrei solo che Obizo fosse qui con me, al mio fianco. Nient’altro. Proseguendo raggiungiamo in alto le praterie alpine non lontano dai pini mughi che fasciano la base delle rupi. Ci piacerebbe andare fino in cima alla dorsale per ammirare il lago dall’alto dei costoni rocciosi, dev’essere uno spettacolo vertiginoso ed esaltante ma salire fin lassù è troppo impegnativo per il cavallo. Decidiamo che la via più saggia sia scendere lungo i valloni innevati. (Marca gioiosa et amorosa di Piero Favero)

Pegaso solleva una scia di polvere bianca, sembra anche lui un miraggio dell’inverno. Dal piano collinare ci lanciamo al galoppo giù dal pendio: tracciare la via dove nessuno è passato, lasciare le impronte nella neve vergine, ci comunica una smisurata sensazione di euforia. Quella superficie liscia, intatta, splendente di luce, mantello uniforme e onnipresente, annulla e assorbe ogni nostra tensione, come per miracolo la fatica della salita è scomparsa e cede il posto alla viva sensazione del rigenerarsi, un benessere intenso, una felicità piena. Le mie canzoni si mescolano alle grida scherzose di Selvaggia impaurita dalla velocità o da un salto improvviso del cavallo. Siamo sudati e accaldati ma non vorremmo mai smettere, ogni nuovo pendio è un invito a buttarci nel vuoto, di corsa, in una gara di destrezza e padronanza del cavallo. A un tratto mi accorgo che Selvaggia non c’è più, mi giro preoccupato e la vedo seppellita nella neve, ma subito si solleva ridendo, monta in sella e ripartiamo al galoppo. Pegaso nuota in un tratto di neve alta, estraggo la spada e la faccio sibilare in aria a tutta forza, poi c’è un ripido pendio, dalla velocità sento il vento sulla pelle, in poco tempo copriamo lunghe distanze, con foga affrontiamo i dossi e gli ostacoli e poi a serpentina guidiamo il cavallo tra i tronchi del bosco. Lungo un declivio ombroso e freddo la neve cambia consistenza, il ghiaccio forma uno strato superficiale vetrificato che gli zoccoli mandano in mille frantumi, frammenti di cristallo che scivolano sopra lo specchio dei sortilegi. Davanti a noi c’è un piccolo lago ghiacciato, scendo da cavallo e con il mio peso saggio la resistenza dello strato solido, sto rischiando, Selvaggia è terrorizzata, pochi passi... pochi passi e torno in salvo risalendo a fatica sulla riva. Il cavallo ora rallenta l’andatura e comincia ad essere esausto, al passo cerchiamo un posto soleggiato per riposarci. Sul profilo della collina risaltano le cortecce bianche delle betulle che proiettano nell’azzurro i loro rami dai delicati e fini ornamenti. Pegaso si ferma in una incantevole radura, vi battono i raggi solari e la neve vicino ai massi si è sciolta mostrando a chiazze i bucaneve e qualche timido croco. Intorno i pini silvestri emanano odore di resina e ci fanno corona ricoperti di argentei licheni. Aiuto Selvaggia a scendere dalla sella, stendo sulla chiazza d’erba il mio gran mantello e ci sediamo sopra vicini. Selvaggia solleva la gonna fin sopra il ginocchio per assaporare sulla pelle il piacevole tepore del sole che la neve riflette. E’ la prima volta che le vedo le gambe, salgono affusolate dalle caviglie eleganti. Rapito da un desiderio violento le alzo la gonna a sorpresa, le pieghe dell’inguine, quel pelo soffice... estraggo il membro per penetrarla. Selvaggia fa resistenza, lotta disperata mentre la blocco per i polsi e le allargo le gambe con le mie ginocchia. Le guance le si accendono di colore: "No! No! Non voglio". Riesce a liberare il braccio e mi tira un gran pugno sulla mascella, mi stordisce togliendomi per un attimo il senso dell’equilibrio, si divincola, scatta in piedi e monta in sella. Con la mascella dolorante fischio e richiamo il cavallo. Lei lo frusta con le briglie, lo colpisce al ventre con calci violenti. Mi lancia uno sguardo carico di odio: "Sei come tuo padre!" ed il cavallo fugge al galoppo nel fitto del bosco. Cerco di rincorrerla ma sbilanciato cado in avanti e non mi resta che prendere a pugni la neve. (Marca gioiosa et amorosa di Piero Favero)

venerdì, 13 luglio 2007

belTi farei impazzire

quanto sei bella!!!

se trovassi una ragazza così darei 3.000 per una notte

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"Padova era divenuta tristemente nota come la Città dei Mutilati - continua Guardalupo -. Per un nonnulla Ansedisio mutilava di persona una mano o un piede o il naso. Voleva sempre conoscere i nomi dei complici, ma v’era chi pur di non denunciare i compagni si staccava la lingua con i propri denti. Al corso di Teologia noi si viveva in uno splendido isolamento, non uscivamo dal nostro quartiere ma ci arrivavano di volta in volta le terribili notizie diffuse dalla parte Estense: alle bambine impuberi estirpate le ovaie, alle donne strappati occhi e mammelle, e così straziate sono state viste mentre le trascinavano per la città. Si parlava di molti condannati legati ad una ruota e le loro ossa ridotte in poltiglia a forza di bastonate, e poi innalzati a monito sulla pertica. I ribelli scovati fatti a pezzi dagli sgherri e le membra disarticolate infilzate sulle spade e arse nel cortile del palazzo comunale".

"E’ agghiacciante. Ansedisio non andava certo per il sottile" con voce filiforme.

"Le tetre prigioni di Padova si riempirono presto, straripavano di carcerati. Ogni giorno erano estratti a carrettate decine di corpi in necrosi, li seppellivano alla svelta nelle fosse comuni ma nottetempo erano dissotterrati e divorati da frotte di lupi. Ansedisio dovette costruire delle nuove prigioni: le famigerate Malte. Ricavate dal girone delle mura di cinta di Cittadella, le Malte erano più orribili del Tartaro. Colme fino all’inverosimile, i dannati che vi finivano dentro non conoscevano riposo per via della calca, non riuscivano né a coricarsi in terra né a sedersi. Spesso non c’era cibo per tutti e dovevano lottare fra loro per appropriarsi di un pezzetto di pane. Dentro c’era un tanfo irrespirabile, i cadaveri non venivano nemmeno allontanati, imputridivano e galleggiavano negli escrementi che da mesi nessuno portava via".

Rimango ammutolito e turbato. Egli conclude commosso ricordando quando due anni fa era in marcia per ristabilirsi nella città natale dopo che il Legato pontificio aveva guidato gli Estensi alla liberazione di Padova. Guardalupo non era mai stato così felice in vita sua, entusiasta, raggiante, voleva andare a mischiarsi ai vincitori per festeggiare. Per strada incrociò uno spettacolo terrificante che lo sconvolse, togliendogli per sempre ogni desiderio di ritornare. Lo sdegno e la rabbia furono sopraffatti dallo stupore e quella visione rimase scolpita nella sua memoria, incubo atroce, e ogni volta che ripensa alla sua città li rivede... loro... no non poteva più restare. Da Cittadella i liberati dalle Malte erano diretti a Padova in processione: sul ponte si affacciò un crocifisso scuro e dietro a quello dei volti che portavano impresse tutte le possibili sofferenze, tutto il male di cui potesse farsi carico un’umanità piegata, umiliata, straziata senza remissione. Più di trecento di loro ridotti a fiere selvagge, annientati nel lume della ragione, abbruttiti dalla fame, dai patimenti. Miseri esseri umani accecati, storpiati, col labbro superiore strappato, mutilati delle due mani, del naso, delle orecchie. Laceri e scalzi avanzavano, addosso l’odore di morte assorbito dai cadaveri coi quali nel buio della cella erano giaciuti. Da quel giorno Guardalupo lavora alla Biblioteca di Brescia e nella sua città non ha più rimesso piede.(Marca gioiosa et amorosa di Piero Favero)

venerdì, 13 luglio 2007

bellucciTi vorrei tutte le notti

 

La città di Verona è racchiusa entro due archi: l’ansa poderosa dell’Adige e il canale dell’Adigetto che corre sotto la linea delle altissime mura. Il fiume scorre lento da occidente ad oriente e incontra per primo il bastione sull’angolo ove si separano i due corsi d’acqua, l’Adigetto a difesa della città e l’Adige ad arteria di sangue che nutre e permette la sua vita. Le acque pulite dell’ansa toccano per primi gli impianti dei lanaioli, poi gli approdi dei boscaioli, i mulini e infine, quando l’Adige lambisce un’isoletta, la zona dei conciapelli. Sui porticati sotto riva è un brulicare di gente affaccendata, botteghe che non fermano mai il fervente lavoro, vicoli affollati che conducono all’acqua e barche che partono e arrivano numerose. Più oltre, superata la catena tesa per i contrabbandieri, il fiume torna tra il silenzio degli acquitrini e delle pianure coperte di boschi. L’interno di Verona si raggiunge attraverso due porte imponenti che interrompono la cinta muraria: la Porta del Morbio, adiacente le fortificazioni della punta occidentale della città e Porta Rofiolana all’angolo orientale. Entrambe introducono al quartiere Maggiore, il più esteso e popoloso, ove s’incontrano le semplici casupole di legno dal tetto di paglia. Intorno all’Arena la povertà sfocia nello squallore e le case si ammassano l’una sull’altra, i tetti si toccano, le viuzze interne sono maleodoranti e colme di immondizie, le abitazioni si riducono spesso a quattro pareti con dentro una cucciolata di bambini affamati. Nel quartiere dei Capitani ed in quello del Ferro, sede dei canonici e del vescovado, molte case sono in muratura, le dimore degli artigiani e dei mercanti hanno le pareti dipinte con tinte vivaci in rosa, giallo, azzurro, e i palazzi dei più ricchi si ergono con le immancabili altane e logge sui tetti. Nel quartiere aristocratico di Chiavica tutto si uniforma nell’alternarsi di strisce bianche e rosse, così i palazzi gentilizi, le logge, il palazzo del Comune, financo le colonne illuminate dalle bifore entro le cappelle dei nobili. Ligi al rigore di un mondo di valore e cortesia, mattoni rossi e pietra bianca sfavillante ovunque. Nastri eleganti che vibrano a rendere agili e sfarzose costruzioni altrimenti massicce e sobrie, il rosso e il bianco per trasformare la semplicità in raffinato equilibrio. La piazza del Mercato ripete la forma della mandorla ed è il centro della divisione in quattro quartieri. Su di essa domina implacabile il massiccio quadrilatero del palazzo della Ragione, la sede del Comune. In questa fortezza cinta ai quattro angoli da robustissime torri quadrate, all’imbrunire cessa l’assalto dei Notai, la corsa convulsa dei messi dai Comuni circostanti, l’assedio degli avvocati e l’andirivieni dei mercanti che vengono a pagare il dazio sulla seta d’oriente o a denunciare gli allevatori clandestini di bachi da seta. Il cortile interno non è più gremito di cortigiani, qualche raro ritardatario ne attraversa i portici ad arco tondo e più nessuno si affaccia tra le colonnine delle gentilissime trifore. Rimane abitata solo l’ala riservata ad Ezzelino dove questa sera c’è un raduno di fior di astrologi, presenti il canonico padovano Salione, l’astrologo Riprandino ed il saraceno di Bagdad dal turbante e lunghissima barba. Il 25 di aprile, fra un mese esatto, cade il compleanno di Ezzelino che è nato nello stesso anno di Federico II, il 1194. L’astrologo Riprandino espone la propria teoria sulla retrocessione dei segni zodiacali legata alla cosiddetta precessione degli equinozi, ossia allo spostamento a ritroso del punto vernale dovuto all’inclinazione dell’asse terrestre. Logica conseguenza sarebbe lo slittamento di un mese per ciascun segno zodiacale, talché il vero segno di Ezzelino non sarebbe più il Toro ma il segno che immediatamente lo precede. La teoria del Riprandino non viene nemmeno presa in considerazione. La disputa s’accende invece accanita sul tipo di gioiello da regalare a Gisla in virtù del suo segno, che è parimenti il Toro essendo nata il 12 di maggio. Ezzelino stesso, preoccupato di istruire in tempo i propri mercanti diretti a Venezia, ha fornito lo spunto per la discussione affermando che un Diamante sarebbe il dono più acconcio poiché gli Arabi, che lo chiamano mez, lo mettono appunto in relazione al Toro. Il canonico Salione obietta che si tratta però di una pietra velenosa, infatti i serpenti che vigilano i luoghi dove essa nasce usano grattarsi contro i suoi bordi sfaccettati e taglienti acciò che il veleno sia trasmesso loro. Riguardo al quesito sollevato bisogna invece secondo lui tenere esattamente conto di come il segno del Toro sia diviso in trenta gradi, ad ogni diverso grado corrispondendo una diversa pietra. L’ha subito interrotto l’astrologo di Bagdad mettendolo in guardia poiché al 20° grado, che è poi quello di Gisla, appartiene la pietra Aguquiryaz che in caldeo significa "negatrice del concepimento". Essa si trova nel monte della Luna lì donde nasce il Nilo e posta presso un qualsiasi animale, se maschio questo non genera, se femmina questa perde la capacità di rimanere pregna. E’ meglio pertanto guardare all’identità tra il Toro ed Annoxatir - il principio Sale - e scegliere quella indicata dai Caldei col nome di Rofolez, una pietra altamente benefica che si produce nello stomaco della lepre marina e che viene da questa vomitata sulle rive. Torna quindi la volta del Riprandino, egli propone il corallo in quanto di natura fredda e secca a somiglianza della Terra che è l’elemento proprio del Toro. Il corallo affinerebbe nel carattere di Gisla sensualità, solidità, concretezza, qualità tipiche del suo segno. Soprattutto esso faciliterebbe il traboccare dei preziosi rivoli di linfa rigeneratrice con i quali la Prima Materia permea il cerchio del mondo, come testimonia il geroglifico del segno (una semiluna che domina il cerchio). Non per niente presso gli Egizi il toro della confusione sorse dalle acque primeve, munito di due alte corna che inglobavano un disco dorato. Alla fine Ezzelino congeda gli astrologi e la disputa rimane irrisolta, egli ha delle sue personali opinioni in fatto di astrologia sicché solo il 12 di maggio sapremo la gemma che ha scelto. Oggi per Ezzelino è stata una giornata pesante, ha avuto moltissimi colloqui amministrativi e politici, affaticato si siede al tavolo. Gli offro una fetta della torta di corniolo che personalmente ho fatto preparare su una ricetta di montagna: i frutti rosso vivo del corniolo sono mischiati a mollica di pane, vino rosso e latte cagliato fino a formare una crema, si spolvera di zucchero e per renderla meglio presentabile si disegna sopra una doppia X con strisce di mollica. Osservo la reazione di Ezzelino che per la verità non sembra molto entusiasta ed anzi si lamenta del gusto agro che lo zucchero non riesce a coprire. (Marca gioiosa et amorosa di Piero Favero)

venerdì, 13 luglio 2007

        Non è possibile investire sul mercato italiano    

come è possibile da 20 euro a 2 nel giro di alcuni secondi

e no....io sul mercato italiano non investo più

giovedì, 12 luglio 2007

Mantova, con il giovinetto conte Leonisio di Sambonifacio, rappresenta l’incubo di Ezzelino. Dopo che quest’ultimo distrusse il loro castello, i Sambonifacio cercarono appoggio presso i Mantovani e li spinsero ad attaccare per rappresaglia il castello di Ostiglia. Era una postazione avanzata di Ezzelino, strategicamente vitale per la difesa dei suoi confini, un grande castello fornito di mura poderose e torri altissime, e con una guarnigione di oltre mille uomini che lo occupava stabilmente. Attraverso il passaggio sul Po il castello consentiva il collegamento tra la Romagna e le città Ezzeliniane, altrimenti isolate. I Mantovani portarono fino in fondo l’assedio, conquistato il castello lo rasero al suolo e condussero prigionieri a Mantova tutti i difensori. Fu un grave smacco per i ghibellini e diede loro il senso preciso dell’incombente minaccia della potenza mantovana. In seguito Ezzelino ha fatto il possibile per sottomettere la città, senza risparmio di mezzi, ma finora è stato inutile. Mantova resta un incubo.(Marca gioiosa et amorosa di Piero Favero)

giovedì, 12 luglio 2007
sabato, 07 luglio 2007

ho fatto alcuni azzardi di borsa

febbraio 2007 andato al ribasso...126.000 euro

poi andato in acquisto con derivati....altri 36.000

bel colpo

andrò a Cuba e mi comprerò una villettina

grazie Nasdaq, ti amo

postato da: almigio alle ore 17:11 | Permalink | commenti (3)
categoria:affari soldi felicità
giovedì, 05 luglio 2007
martedì, 03 luglio 2007

certo oggi è un giorno afoso, troppo

ma penso sempre ad una donna che non c'è

certo vorrei trovarla, anche magari per il fine settimana o per amicizia o per regalarle dei bei viaggi tutto spesato da me

mi piace viaggiare ma è difficile conoscere una ragazza veramente ok

chissà se qualcuna mi scriverà!? posso offrire rimborso spese e massima riservatezza

sono di bella presenza, trentenne e celibe

pretendo riservatezza

postato da: almigio alle ore 15:12 | Permalink | commenti (2)
categoria:viaggi